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| IRAQ-KURDISTAN
NUOVA FRONTIERA DI BUSINESS
Ricostruzione,sviluppo delle infrastrutture
e dell’industria
Testimonianze: |

S.E. Mohammed R. Mohammed - Ministro del Commercio
del
Governo Regionale del Kurdistan Milano:
"A nome mio e del Governo Regionale del Kurdistan
Iracheno, ringrazio tutti quanti per l'ospitalità
che abbiamo ricevuto fin dal nostro arrivo qui a Milano,
ringrazio per il vostro interesse nel partecipare alla
ricostruzione dell’Iraq e del Kurdistan Iracheno,
ho quindi il piacere di presentarvi degli spunti interessanti.
Sono molto contento di incontrare gli imprenditori
che vogliono informazioni sulla nostra regione e ringrazio
anche quegli italiani che essendo già stati in
Kurdistan, hanno deciso di renderci partecipi della
loro esperienza.
Per noi l’Italia è un Paese molto interessante
perché tecnologicamente molto avanzato ed è
membro dell’Unione Europea. è un Paese
culturalmente molto ricco ed affascinante.
Nella Regione del Kurdistan non esistono conflitti
politici, religiosi o etnici.
E’ una Regione sicura con un ambiente favorevole
e disponibile per l’attivazione commerciale,
Il nostro è un Paese molto ricco di petrolio,
gas, materie prime e altre risorse utili alla ricostruzione
e alla crescita economica.
Noi stiamo passando da un sistema statale al libero
mercato, siamo impegnati a realizzare una amministrazione
pubblica efficiente e Voi con la vostra esperienza potrete
certo darci un forte aiuto.
Ringraziamo l’Ambasciata Italiana a Baghdad che
ha facilitato il nostro arrivo e Axis Fairs & Services
per il suo concreto interessamento alla nostra Regione.
Ringraziamo anche tutte le aziende italiane che hanno
partecipato ad Italianexpo Iraq 2007 alcune delle quali
sono presenti oggi.
Aspettiamo con entusiasmo una grande partecipazione
delle aziende italiane anche quest’anno ad Italianexpo
Iraq 2008.
In conclusione vorrei fare una battuta: l’anno
scorso molte vostre imprese hanno partecipato alla fiera
in Kurdistan e qualche espositore ha avuto problemi
in casa perchè i suoi famigliari erano spaventati
all'idea di questa trasferta; una volta giunti a Erbil
tutti hanno potuto verificare di persona la sicurezza
e tranquillità della nostra Regione, per questo
spero che quest’anno decidiate di portare anche
le vostre famiglie a fare così anche una visita
turistica".
BRESCIA: "Signore, Signori, e
imprenditori della Camera di Commercio di Brescia, a
nome della mia delegazione e del Governo Regionale del
Kurdistan Iracheno Vi ringrazio per la Vostra presenza.
Ci fa molto piacere essere qui a Brescia, la quinta
città economica d’Italia, famosa per essere
la leonessa d ’Italia, sicuramente una città
seria e laboriosa.
Questo è il nostro terzo giorno in Italia, sono
stati giorni intensi di riunioni, discorsi, economia
e siamo molto soddisfatti.
L’Italia rappresenta per noi un’immensa
opportunità per tre ragioni fondamentali:
Primo perché è un Paese industrialmente
forte.
Secondo perché è un Paese membro della
Comunità Europea.
Terzo perché ha una cultura ed una storia immensa.
Per questi tre importanti motivi vogliamo avere l’amicizia
e l’affiancamento dell’Italia.
Negli ultimi due o tre anni ogni italiano che è
venuto nella nostra regione ha avuto piacere nel ritornarci
di nuovo e ieri, circa a quest’ora, ho incontrato
molte persone che mi confermavano tanta voglia di tornare
in Kurdistan.
Vi voglio presentare brevemente la situazione economica
della Regione del Kurdistan Iracheno.
In Kurdistan, parte viva dell’Iraq, abbiamo un
federalismo riconosciuto dal Governo centrale iracheno.
Non abbiamo problemi legali con il Governo centrale
e da noi non ci sono problemi politici, etnici o religiosi,
la popolazione è molto contraria agli estremisti
ed ai terroristi.
Da noi non esiste il terrorismo.
Lo sviluppo economico in atto rende Il Kurdistan molto
attraente ed importante per Voi e per le altre aziende
straniere. Siamo ricchi di petrolio, gas e materie prime
che abbiamo cominciato ad estrarre solo negli ultimi
anni.
Da noi non c’è neanche un metro di terreno
non fertile, la nostra terra è ricchissima ed
è una delle terre più ricche del mondo.
Secondo gli ultimi dati il Kurdistan ha una popolazione
di circa 4.000.000 di abitanti e la ricchezza del nostro
territorio può far vivere almeno 40.000.000 di
persone.
Il nostro problema è la nostra poca esperienza.
Siamo molto arretrati nella tecnologia e a causa di
ciò non riusciamo a sfruttare la ricchezza della
nostra terra.
Chiedo alle imprese italiane di venire in Kurdistan
e partecipare attivamente alla ricostruzione delle infrastrutture
e dei servizi necessari per rilanciare il nostro Paese.
La nostra popolazione è molto interessata al
prodotto italiano, è significativo ricordare
che le attuali infrastrutture della Regione sono di
origine italiana o tedesca.
Garantiamo la totale sicurezza per gli stranieri che
vogliono venire a lavorare in Kurdistan,
Per qualsiasi azienda che abbia un progetto importante
e voglia venire da noi, possiamo favorire ogni situazione
per lo sviluppo di tale progetto.
In Kurdistan il 100% dei profitti è esente da
tasse per molti anni.
Qualsiasi società verrà in Kurdistan non
pagherà dogana e tasse per 10 anni.
Nel caso in cui la società sarà mista
(cioò per metà Kurda) essa sarà
esente da dazi e tasse per 15 anni.
Dopo questa visita in Italia aspettiamo con fiducia
che le imprese italiane vengano nel Kurdistan per investire
o fare affari.
Ad esempio abbiamo bisogno immediatamente di silos.
Questi progetti saranno a contratto diretto con il nostro
Governo.
Ringraziamo nuovamente la Camera di Commercio di Brescia,
il Dott. Angelo Caspani Segretario Generale di Italianexpo
e tutti quanti hanno partecipato a questa riunione,
grazie a tutti quanti". |
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On. Dario Rivolta - Deputato al Parlamento,
Commissione Affari Esteri
"Il Kurdistan è' una regione ampia e tocca
quello che oggi è il territorio della Turchia,
della Siria, dell'Iran e naturalmente dell'Iraq. Noi
oggi non parleremo del popolo curdo ma di una regione
in cui abitano i curdi all'interno dello stato iracheno.
La costituzione irachena approvata con un referendum
popolare a larga maggioranza, prevede che l’Iraq
si costituisca come stato federale.
Infatti la regione curda è stata identificata
dalla stessa costituzione come una regione autonoma
all'interno dello stato federale iracheno. La costituzione
lascia però la porta aperta ad altre entità
federali che in questo momento non sono ancora state
precisate, toccherà al parlamento eventualmente
decidere.
Ma da quando la costituzione è entrata in vigore
a tutti gli effetti la regione del kurdistan iracheno
è una regione autonoma, con un proprio governo,
qui molto ben rappresentato attraverso il ministro Mohammed
R. Mohammede, con tutto ciò che ne consegue.
Nel Kurdistan iracheno ci sono tre grandi città:
Erbil. la capitale, Suleimania .economicamente molto
moderna e sviluppata verso l’est dell'Iraq e poi
Dohuk che invece è nella direzione opposta.
La regione del Kurdistan iracheno era già di
fatto e non di diritto autonoma, pur senza avere le
istituzioni, durante il periodo di Saddam Hussein dopo
che era stata instaurata la no fly zone nel 1991 dopo
la guerra del golfo.
Gli aerei di Saddam Hussein erano stati interdetti dal
poter sorvolare il territorio che più o meno
coincide con l'attuale regione curda. Questo ha consentito
ai curdi di quella regione di cominciare a ragionare
economicamente in maniera indipendente da quello che
era il potere di Baghdad. La seconda guerra del golfo,
quella che ha portato la situazione attuale dal 2003,
ha formalizzato ciò che di fatto già era
già stato costituito: si è creato un governo
ufficiale, ci sono le istituzioni ufficiali, un parlamento
e le municipalità.
La ricostruzione era già cominciata durante
il periodo della no fly zone, in seguito la ricostruzione
è diventata una macchina inarrestabile.
Io fui per la prima volta nel territorio del Kurdistan
Iracheno, proprio nel 2003, l'anno della seconda guerra
del golfo, invitato dall'attuale presidente dell'Iraq
Talabani. All'epoca ci dovetti andare in macchina arrivando
dalla Turchia, non c'erano aeroporti praticabili. Arrivai
fino al confine turco e poi con una scorta, dal confine
arrivai fino al mio luogo di destinazione. Era disagevole
ed era difficile pensare di poter aiutare lo sviluppo
economico di quella regione con le vie di comunicazione
così ridotte. Passare da Baghdad, non era possibile
per motivi di sicurezza perché l'altra parte
del territorio iracheno non dava garanzie di sicurezza.
Quando fui all'interno del territorio curdo, nonostante
fossi accompagnato da una scorta, non vidi nessun fatto
che potesse minimamente preoccuparmi.
La regione curda, già da all'ora era una regione
stabile, una regione dove la popolazione è abbastanza
omogenea e dove si sente il comune partecipare a questa
importante avventura di ricostruzione. Nonostante le
difficoltà di collegamento, grazie alla sua tranquillità
aveva da subito cominciato a svilupparsi. C'erano case
in costruzione in tutte le città in cui io passavo,
era iniziata la ricostruzione dei tanti villaggi distrutti
da Saddam Hussein, e molti curdi che erano emigrati
uscendo e scappando dall'Iraq, avevano cominciato a
ritornare. Da all'ora non sono passati molti anni ma
lo sviluppo è aumentato con la velocità
di una progressione geometrica ed ogni giorno è
sempre più veloce.
Quando io cominciai ad andarci nel 2003, ero uno dei
primissimi stranieri e credo, se non ricordo male, di
aver visto solo piccole società coreane. Oggi
nel Kurdistan iracheno, ci sono tanti stranieri, ma
ancora non abbastanza per dare quel contributo alla
ricostruzione del paese che i curdi chiedono.
In Kurdistan Alcuni paesi hanno già aperto un
consolato. Il nostro Ministero degli Esteri ha inviato
su mia proposta, fino al 31 dicembre 2007, due delegati
non diplomatici con l'incarico di monitorare lo sviluppo
economico e la sicurezza del Paese per valutare tutte
le possibilità di collaborazione tra il Kurdistan
e l'Italia. Tutto questo con la simpatia, l'invito,
l'amicizia calorosa manifestataci costantemente dalle
autorità locali irachene. Il Presidente della
regione curda, lo stesso da quando essa è stata
costituita, è il discendente di una famiglia
molto prestigiosa nel Kurdistan iracheno, la famiglia
Barzani. Anche il Primo Ministro è un Barzani,
Sono parenti tra loro, ma a questo Governo si è
arrivati con elezioni normali e democratiche.
I due gruppi politici principali che stavano nel Kurdistan
iracheno nel momento in cui fu possibile organizzare
il nuovo Stato hanno da subito deciso di sposarsi, di
unificarsi e di lavorare insieme per creare quello che
sarà il futuro benessere del Paese.
Una società che nasce da zero e si sta ricostruendo
quasi dal nulla, ha, da un certo punto di vista, bisogno
di tutto. Quello di cui paradossalmente ha meno bisogno
oggi è il denaro.
Il Kurdistan iracheno non è una regione povera,
essa ha e avrà grandi possibilità economiche
perché esiste sul suo territorio e su quello
di tutto l’Iraq una grande quantità di
idrocarburi e la Costituzione dell’Iraq prevede
che una percentuale del reddito globale dello stato
vada alle varie province e quindi anche alla regione
autonoma curda.
Il Kurdistan ha ulteriori disponibilità di denaro
perché molti curdi che all'estero hanno potuto
fare fortuna, oggi hanno capito che il grande sviluppo
del loro Paese può essere un'ottima opportunità
di investimento per i propri soldi. Ad oggi molti capitali
sono rientrati e continuano a rientrare nel Kurdistan
iracheno.
Non crediate di trovarvi di fronte a uno di quei paesi
sottosviluppati in cerca di aiuto. Qui noi possiamo
offrici e saremo i benvenuti per aiutare lo sviluppo
ma attenzione, in Kurdistan ed in Iraq c’è
una cultura storica lontana nel tempo e ci sono capacità
imprenditoriali che si sono sviluppate in condizioni
difficili, ricche di esperienze spesso maturate in Europa
o nelle Americhe.
E' un paese dove la tolleranza religiosa è indiscutibile.
Qui coesistono cristiani, mussulmani, sanniti e sciiti
e dove non c'è nessun obbligo di manifestazione
da parte di qualche gruppo verso altre persone. E' un
Paese dove la dialettica politica è viva e aperta
ma lo scontro è pacifico e democratico.
E' un paese che senza fattori esterni negativi non può
che progredire verso un benessere anche materiale per
la propria popolazione e che tutti, senza ansia ma con
una volontà determinata, vogliono.
Per l'Italia, le opportunità sono quelle di un
Paese che rinasce da zero. Molto è già
cominciato ma c’è ancora da fare moltissimo,
ma, bisogna esserci.
Quando il presidente Talabani, ci conosciamo ormai
da diversi anni, mi invitò per la prima volta
a recarmi nel Kurdistan iracheno, accettai, anche se
io stesso ero un po’ preoccupato perché
le notizie che arrivavano dall'Iraq non erano tranquillizzanti.
Dissi comunque al presidente "vengo volentieri,
ma poichè a voi interessa lo sviluppo quali aziende
italiane posso portare con me?".
Mi dette i settori che a loro interessavano e tramite
amici e conoscenti invitai un pò di aziende a
venire con me in quella spedizione. Ne invitai molte,
la maggior parte ebbe timore e non venne, con me ne
vennero solo tre.
Due di queste aziende, avendo trovato gli interlocutori
giusti, firmarono delle lettere d'intenti che poi diventarono
dei contratti, contratti ancora in essere e gli scambi
già cominciati.
Questo era nel 2003. Quando lo scorso anno Caspani,
anche lui un coraggioso, lanciò la fiera Italianexpo
Iraq2007, la prima e unica a tutt'oggi fiera nazionale
nel Kurdistan iracheno, con l'aiuto del Presidente della
fiera di Erbil il sig. Abobangin, che è proprio
qui presente in prima fila, riuscì a portare
con se più di 80 aziende. Io ebbi l'onore di
inaugurare insieme al ministro Mohammed proprio quella
manifestazione fieristica e potei parlare con gli espositori,
La maggior parte di loro dopo due giorni di esposizione
si dichiarava già soddisfatta dell'interlocuzione
e dei rapporti che erano stati aperti.
Oggi che si lancia la seconda edizione della fiera so
che ci saranno nuovamente più di 80 aziende italiane,
ma all'epoca, essendo la prima iniziativa e non ancora
localmente pubblicizzata come si doveva, per le difficoltà
tecniche, e c'è sempre la prima volta, la fiera
fu strapiena di visitatori, anche di curiosi, come è
giusto che sia, ma soprattutto ciò che interessava
agli espositori, fu strapiena di interlocutori del mondo
degli affari.
Questa volta con l'esperienza del passato, con il forte
appoggio che già ci fu all'ora ma che sarà
maggiore, del Governo locale, una fiera di sole aziende
italiane sarà, a mio giudizio e non potrà
essere diversamente, sarà un altro grande successo
delle nostre imprese e della mutua reciproca volontà
di sviluppo". |
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Gen. Luigi Orsini – Inviato in Kurdistan
dal Ministero degli Esteri Italiano per la sicurezza
"Intanto buongiorno a tutti e il mio nome è
Luigi Orsini, ho passato parte della mia vita in Iraq.,
Sono andato per la prima volta in Kurdistan nel 2004
con la coalizione ma da solo, italiano tra inglesi,
americani eccetera. Ho sempre viaggiato da solo senza
scorta in tutto il Kurdistan, non dico che lo conosco
al 100%, ma il buon 80% è nella mia mente e nelle
mie conoscenze.
Il popolo curdo si distacca dal sistema arabo medio
orientale, non sono arabi, sono curdi, una popolazione
antichissima. Erbil è la città più
antica del mondo, sempre abitata per 7000 anni ed è
anche bella da vedere; la popolazione è molto
aperta, tollerante, e dà la possibilità
a chiunque si trovasse in difficoltà di ricevere
aiuto. Mi sono trovato di nuovo nel 2006-2007, ho sempre
girato da solo guidando la mia auto senza scorta e dovunque
sono andato, in qualsiasi cittadina o paese ho sempre
trovato pronto il the e qualche pasticcino, anche nei
villaggi più sperduti.
Quindi dal punto di vista della sicurezza globale,
Vi posso assicurare che il curdo è una persona
amica, è una persona disponibile, è una
persona pronta ad integrarsi con il sistema europeo
piuttosto che con il sistema arabo. Sono secolari nella
loro religione, il che significa che ognuno può
fare quello che vuole, è libero, non ci sono
vessazioni verso altri, chi è cristiano, chi
è ....In Kurdistan convivono i musulmani, i sunniti,
i cristiani, gli aziti cachi e poi ci sono tutte le
religioni che voi avete in testa; le più antiche
sono lì e vivono tutti insieme senza problemi
di rivalsa l'uno contro gli altri. Infatti anche i nostri
colleghi cattolici si sono spostati da Baghdad ad Erbil,
con il consenso del Governo Curdo, Si sono spostati
nel quartiere cristiano di Erbil dove studiano gli studenti
cattolici che diventeranno preti.
Per chi è venuto in Kurdistan sa bene che sto
ripetendo cose già dette, già viste, per
chi avesse intenzione di venire per la prima volta,
vorrei mettere in evidenza una cosa: il curdo che è
sempre stato perseguitato, che è sempre stato
un fuggiasco su per le montagne non ha una mentalità
industriale, una mentalità da businessman ma
pensi ancora ad un mordi e fuggi, La mentalità
è spesso ancora quella del comprare e vendere
semplicemente, in contanti e senza una banca.
I curdi i soldi se li tengono a casa nell'armadio o
sotto il materasso, ma ce ne sono tanti. Il problema
è convincerli andare in banca e far le lettere
di credito per poter lavorare con l’estero e questa
è la parte del lavoro che richiede pazienza e
costanza. Questo è il lavoro che bisogna fare
per insegnare a lavorare con noi. Il Governo fa sforzi
notevoli per aumentare e incrementare queste possibilità.
Grazie al nostro Segretario Generale Angelo Caspani
che ha avuto questa brillante idea di fare questa fiera
c'è stato uno sfondamento italiano nel mercato.
Si è aperto un corridoio che voi dovreste continuare
a percorrere.
Non si fanno i soldi dalla sera alla mattina, però
posso garantire che i curdi sono ricchi, i soldi ci
sono, li hanno. I soldi, caso strano, non li tocca nessuno;
cioè, non li ruba nessuno. Io ero presente quando
il proprietario dell'albergo dove stavo, che teneva
in mano una busta di plastica, ha chiamato un ragazzo
e gli ha detto "Tieni e metti dentro il mio cassetto!”
Gli dissi “ Ma che, è hai fatto la spesa?
no! Sono 500.000dollari!". In Italia sarebbe andato
in giro con la scorta, con quattro pistole perché
tenere 500.000 dollari in una busta di plastica sarebbe
stato assurdo, sarebbero stati un boccone goloso. Lì
no!
Li non tocca niente nessuno.
Ad Erbil gli accattoni, quelli che qui vengono a chiedere
l'elemosina saranno non più di 10-20. Gli stessi
curdi sono infastiditi e li allontanano perché
non vogliono far vedere agli stranieri bambini o adulti
che chiedono l'elemosina perché ciò rovina
l'immagine del popolo curdo. Il curdo è sempre
stato un combattente e un combattente non può
avere in una mano il kalashnikov e con l'altra mano
chiedere l'elemosina.
Ecco perchè l'apporto italiano che come cultura
e tradizione è vicino a quelle curde può
dare un input di sviluppo più verso di noi che
verso un sistema di tipo francese, tedesco, spagnolo
eccetera; perché noi siamo più vicini
a loro.
Personalmente ritengo che dal punto di vista sicurezza
non ci sono problemi. Tutti gli espositori dell'anno
scorso hanno girato tranquillamente, liberamente, di
giorno e di notte compreso il sottoscritto, senza ricevere
alcun segnale di pericolo o quanto meno di possibili
attività contrarie al nostro operare. Quindi
personalmente sono favorevole alla seconda edizione
di Italianexpo Iraq2008 e ritengo indispensabile andare
addesso in Kurdistan perchè il Kurdistan è
la base di partenza, è un termine squisitamente
militare, la base di partenza per l'Iraq. Tutto ciò
che sarà disponibile in Kurdistan servirà
al resto dell'Iraq per la ricostruzione.
Purtroppo i turchi sono più vicini di noi, per
cui offrono di tutto, prodotti scadenti che potremmo
definirespazzatura, immondizia, I loro sono prodotti
di bassissimo livello e logicamente a basso costo e
i curdi lo sanno. Ma questi prodotti sono a magazzino,
disponibili subito ed i curdi comprano ciò che
c’è, ciò che vedono ed è
immediatamente disponibile. Acquistano perché
ne hanno necessità immediata. Ad esempio, se
hanno bisogno di un frigorifero comprano il primo che
trovano e se trovano quello italiano, che è garantito
e che dura di più, comprano quello italiano.
Quando sono arrivato in Kurdistan mi chiedevano i generatori
di corrente, grandi e anche piccoli per casa perché
non c'è l'elettricità. Ho cercato di portate
i generatori ma non c'è stato verso di di farlo,
neanche una batteria, niente perché era ancora
prematuro perché non c'era ancora un'organizzazione
capace di prendere insieme degli imprenditori italianie
portarli laggiù.
A questo punto Io vi posso augurare buon lavoro. Se
avete dubbi o domande io sono a disposizione. Sono in
Italia ora. Mi chiamano ancora a casa mia, pur avendo
terminato il mio incarico di corrispondente consolare
per l'Ambasciata d'Italia a Baghdad. La gente continua
a chiamarmi dalla propria azienda per avere informazioni.
Grazie per l'ascolto e buon lavoro". |
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Walter Favilla - Imprenditore italiano con una
sede in Kurdistan da due anni "Il
Kurdistan come ha detto chiaramente il gen. Orsini, è
un paese giovane. Io conosco l'Iraq da lungo tempo, il
Kurdistan lo conosco da due anni. Il generale Orsini ha
parlato della sicurezza, e concordo pienamente con lui
.
Io invece Vi parlo della faccenda tecnica locale.
Innanzi tutto si trova personale curdo locale. A differenza
di tutti i paesi arabi intorno,i curdi lavorano e conoscono
il lavoro: c'è il muratore , il piastrellista,
il falegname, l'elettricista e gli operai a tutti i livelli.
Non c'è bisogno di importare personale da altre
parti perché lì si trova tutto.
Per quanto riguarda la parte agricola, c'è un potenziale
agricolo spaventoso. Pensate che a 4 metri sotto terra
trovate l'acqua. Nei piccoli appezzamenti di terreno i
contadini locali fanno una buca da 7-8 metri di diametro
e profonda 4 metri, ci mettono una pompa e annaffiano
la parte di terreno coltivata.
Perciò l'acqua c'è, non è un problema
di acqua. Tra le altre cose, in questi due anni ho avuto
una dimostrazione di fiducia verso noi italiani. Io
ho fatto e sto finendo adesso la seconda fase, ho fornito
il nuovo ospedale Cardiac Center di Erbil, ho dato una
parte dei macchinari di cucina e di lavanderia. Solo
una parte, perché alcuni macchinari erano già
stati comperati dai turchi. Nella seconda fase dovrò
mandare un laboratorio dove si fanno i medicinali,altre
due cucine e due lavanderie.
Il problema si è verificato sulla parte finanziaria
perché hanno difficoltà a fare le aperture
di credito perché gli americani creano un po’
di problemi a livello bancario.
Ma tutto è stato risolto e vi voglio raccontare
come, proprio per farvi capire l’ambiente.
Dissi loro che non mi era possibile mandare il materiale
senza garanzie, trattandosi di un lavoro di 450.000
dollari. Mi hanno guardato in faccia e mi hanno detto:
hai la faccia per bene! Mi hanno mandato i soldi, fino
adesso mi hanno mandato 220.000 dollari senza nessuna
contro garanzia, senza niente. Mi hanno fatto un trasferimento
direttamente e sulla fiducia.Vanno ricambiati con fiducia
e correttezza.
Ripeto: questoè un paese giovane che ha bisogno
di tanti consigli tecnici, ma tanti davvero e loro sono
disponibili e pronti a cogliere questi consigli.
E' gente aperta, tranquilla, sono molto socievoli I
curdi non sono arabi: sono eurasiatici. E’gente
molto sviluppata e secondo un mio punto di vista sono
le persone più intelligenti di tutta l'area medio
orientale. Conosco bene l'Arabia Saudita, il Kuwait,
gli Emirat,i ho girato dappertutto, sono 40 anni che
lavoro in tutti i Paesi Arabi. Ciò che ho trovato
sia nel popolo iracheno che in quello curdo,è
che loro fanno tutto, sanno lavorare. Non c'è
bisogno d'importare manodopera, anche perché
un operaio dall'Italia costa molto, basta perciò
portare dirigenti e tecnici e poi con il personale locale
si può fare tutto, c'è tutto.
Più di questo non so che dirvi, in Kurdistan
da quasi tre anni giro dappertutto, con la macchina
e senza scorta, a volte prendo il taxi e mi faccio accompagnare
dove mi serve, faccio 250 km, Erbil - Sulemania sono
250 km che poi tra l'altro è pure bello perché
si viaggia tra montagne e laghi.
Ripeto è un paese dal potenziale agricolo e industriale.
I rifiuti vengono ancora bruciati a cielo aperto, con
grave danno per chi e lì vicino. Da tempo chiedono
termovalorizzatori e inceneritori, impianti che possano
eliminare questo scempio, Questo fa parte della tecnologia
che dobbiamo portare a questa gente.
Detto questo signori vi aspettiamo laggiù, in
fiera ci sarò anch’io e vi aiuterò
per qualsiasi cosa, Ci faremo anche qualche giretto
per vedere qualche laghetto, qualche cascata. Tra le
altre cose vi assicuro che il Kurdistan è un
paese che turisticamente offre potenzialità enormi
per il suo paesaggio incredibile. Si potrebbe sviluppare
il turismo". |
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Mr. Abdullah Ahmad Abdulraheem Advisor del Primo
Ministro,
Presidente della Borsa di Erbil e Dir. Generale della
fiera di Erbil "Grazie mille, io
volevo intervenire sul discorso del problema della banca.
Dal vostro discorso è emerso che sembra non esista
un sistema bancario e rapporti bancari.
Nel Kurdistan ci sono più di dieci banche internazionali
che lavorano.
Ovviamente queste banche assicurano tutte le operazione
di business fatte tra il Kurdistan iracheno e paesi esteri.
Per esempio una di queste banche si chiama Banca Kurdistan
è stata fondata nel 2005, ha sviluppato rapporti
con altre banche internazionali, ad esempio quella tedesca,
abbiamo anche la City Bank americana che ha le filiali
in tutto il mondo. Anche la Western Union ha una partecipazione
nella nostra banca Kurdistan. Perché la popolazione
curda tiene i soldi a casa, perché dalla prima
guerra del golfo, dal 1991, il governo centrale di Baghdad,
ha ritirato tutti beni e tutti i soldi delle banche
delle altre città.
Da allora la popolazione è diffidente.
Nel sistema delle banche del Kurdistan hanno incominciato
a diffondere il sistema della carta Visa, a distribuire
tra i commercianti e a chi interessa, Per esempio il
Ministro ovviamente ne ha una personale, portata direttamente
dal Kurdistan.
Ovviamente noi vogliamo portare tante altre banche
internazionali per agevolare il business, con la speranza
che anche queste banche possano partecipare. Per una
banca internazionale, per poter lavorare in Iraq o nel
Kurdistan iracheno non è così difficile
perché ci vuole un accordo con la banca centrale
irachena di Baghdad.
Il minimo del capitale per consentire alla banca di
aprire una sede in Iraq o Kurdistan iracheno deve essere
almeno di 40.000.000 di dollari.
I tempi per aprire la sede in Iraq sono di circa 6 mesi,
una filiale 3-4 mesi.
Grazie" |
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Alberto
Ciancia - Responsabile Estero Gedy Espositore Italianexpo
2007 e 2008 "Buongiorno a tutti,
sono Alberto Ciancia, responsabile estero della Gedy,
due cose brevissime, una di carattere personale che credo
possa interessare un pò a che decide di andare
per la prima volta e una di carattere professionale.
Come tutti gli altri prima di partire a Settembre avevo
delle preoccupazioni e… ce le avevamo tutti. In
realtà queste preoccupazioni, una volta arrivati
sul posto si sono dissolte abbastanza in fretta. E' chiaro,
non è il centro di Milano, ma non è Baghdad.
E' un posto dove si può fare, si può lavorare,
si può vivere. Bisogna avere qualche piccola attenzione,
così come bisogna fare in tutti i posti del mondo,
che non siano perfettamente conosciuti da ognuno, ma è
una cosa che non crea nessun tipo di problema.
In questo senso credo sia una cosa abbastanza importante
per chi decide di andare la prima volta lì.
Business. Noi non abbiamo un prodotto tecnico o tecnologico,
noi non andiamo a proporre impianti, ma andiamo a proporre
design, articoli che sono oggetti da decorazione di un
certo tipo e di un certo costo. Ho notato che c'è
una carenza totale di qualcosa di simile e una voglia
di prodotti del genere.
La gente veniva nel nostro stand per vedere le cose che
per loro erano assolutamente diverse, erano attratte,
erano affascinate e questa è una cosa potenzialmente
positiva. E' anche chiaro che dall'altra parte bisogna
formare una cultura su questo determinato tipo di prodotto
dove conta il design e non la funzionalità, o quanto
meno la funzionalità non è il primo punto.
Ciò chiaramente rallenta la partenza dello svilupparsi
del business in senso stretto, però il business
si sta sviluppando. Certamente richiede tempo, non bisogna
essere impazienti, il mercato c'è e le potenzialità
ci sono.
Partner seri locali si possono trovare, per molti versi
c'è una mentalità abbastanza simile a quella
medio orientale per cui se si trova il partner serio si
può veramente cooperare al 100% senza avere timori
troppo grossi. Di conseguenza ritengo sia stata un'esperienza
positiva e credo sia un mercato da guardare con molta
attenzione. grazie". |
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Bruno Petracca - Responsabile Commerciale Munters Espositore
Italianexpo 2007 e 2008 "Buongiorno
sono Bruno Petracca, responsabile commerciale della Munters,
noi lavoriamo principalmente nel settore del raffrescamento
edell’aria calda, nel settore dell'agricoltura e
anche nell'industria.
L’anno scorso, abbiamo partecipato ad Italianexpo
alla fiera in Erbil, è stata un'esperienza personalmente
molto positiva e anche gratificante. I contatti
sono stati con un pubblico variegato che veniva
a vedere, a curiosare ma anche con persone
molto serie che chiedevano di progetti nel settore dell'agricoltura
e nell’allevamento di polli.
Durante Italianexpo 2007 mi è stata data la possibilità
di conoscere due fratelli che hanno una società
non indifferente a Duhok, società che ha l'intento
di creare un allevamento di polli in Kurdistan. Si parla
di circa 500.000 polli da allevare. Il progetto è
molto costoso, con i nostri interlocutori abbiamo avuto
anche un incontro in Italia, hanno visitato le nostre
tre sedi (Cuneo, Mondovì e Imperia), dopo circa
sei mesi di scambio di e-mail, contatti e molte telefonate
abbiamo concluso questo progetto da milioni e milioni
di euro. Il progetto inizierà ad aprile 2008 e
si parla di 117 container da 40’ in transito da
Genova a Mersin, ne siamo veramente felici. I curdi sono
persone assolutamente piacevoli e gradevoli". |
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Claudio Rotti - Vice Presidente Promos Camera
di Commercio di Milano
"abbiamo voluto organizzare questo Workshop per presentare
le opportunità di cooperazione economica con il
Kurdistan iracheno, un’area potenzialmente molto
interessante per le nostre imprese, anche in vista dell’importante
delegazione di aziende lombarde che parteciperà
alla Fiera di Erbil nel prossimo mese di Giugno.
Desidero porgere a nome della Camera di Commercio di
Milano un saluto al Ministro Mohammed Raouf Mohammed,
che si è particolarmente adoperato per intensificare
la collaborazione economica con l’Italia, all’amico
Robi Ronza, all’on. Dario Rivolta, e ad Angelo
Caspani Segretario Generale di ItalianExpo Iraq 2007-2008". |
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Dr Massimo Ziletti - Segretario Generale Camera
Commercio Brescia
"Un benvenuto pieno di amicizia e di stima a nome
della Camera di Commercio di Brescia che rappresento nella
mia veste di Segretario Generale.
Rivolgo il saluto anche a nome dei moltissimi imprenditori
bresciani che con il loro lavoro nelle aziende fanno
della nostra provincia un distretto dell’eccellenza
italiana.
Un paese, il Kurdistan, che ha certamente punti di
forza, potenzialità economiche e credenziali
tali da renderlo un partner d’affari realmente
interessante per l’economia occidentale.
La provincia di Brescia conta molte aziende, una ogni
dieci abitanti dimostrando così l’alta
densità imprenditoriale del sistema, Esse contribuiscono
al PIL nazionale per il 2,5% creando una ricchezza per
un ammontare pari a 55 miliardi di dollari, facendo
una delle provincie più esportatrici d’Italia.
L’80% di queste esportazioni sono dirette verso
il mercato continentale, in particolare il 55% verso
mercati dell’Unione Europea e il 25% verso altri
mercati europei. La quota export indirizzata agli Stati
Uniti è pari circa al 6%.
Vi sono in particolare alcuni settori nei quali Brescia
gioca un ruolo di riferimento nei mercati esteri e mi
riferisco alla siderurgia, alla meccanica, la componentistica,
il meccanotessile e la chimica.
Vi sono poi settori, che pur avendo un peso economico
non primario rispetto a quelli citati, esprimono contenuti
di qualità e di eccellenza in virtù dei
quali Brescia arriva a costituire un punto di riferimento
a livello mondiale.
I moltissimi esempi di prodotti alimentari protetti
da specifici marchi di origine, il vino Franciacorta
e il Grana Padano.
Questi sono in breve i tratti economici fondamentali
della provincia e del suo tessuto imprenditoriale.
Concludo rinnovando il benvenuto alla delegazione del
Kurdistan ricordando il significato di un gesto come
quello della stretta di mano che tipicamente appartiene
alla tradizione occidentale, impegnare la destra nella
stretta di mano significava nell’antichità
garantire all’altro che non si avrebbe messo mano
alla spada dimostrando così reciproca intenzione
di pace.
Un stretta di mano che sigla una relazione economica
tra due paesi apparentemente lontani ed in fondo un
gesto che coltivi in se un messaggio di amicizia e di
pace".
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